Acquaviva delle Fonti, in breve
Acquaviva delle Fonti (Jacquavìve, AFI: [jakːwaˈviːvə], in dialetto locale, fino al 1863 chiamata Acquaviva) è un comune italiano di 19 637 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia. Ha fatto parte della Comunità montana della Murgia Barese Sud-Est. La cittadina è celebre perché sede di uno dei più importanti nosocomi dell'Italia meridionale, l'ospedale Miulli, e per la sua caratteristica cipolla rossa insignita del marchio "Prodotti di Qualità" Puglia, Presidio Slow Food e della De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine). Sorge sull'altopiano delle Murge, intorno ai 300 metri sul livello del mare.
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Le sue origini non sono certe. Alcuni studiosi ritengono che sia sorta intorno al IV-V secolo a.C. nella zona di Salentino (collina situata a pochi chilometri dall'abitato e dominante una grande zona pianeggiante e molto fertile); altri sostengono che i primi insediamenti acquavivesi si potrebbero far risalire al periodo che intercorre fra il VI e VIII secolo d.C. È cosa certa, che a Salentino vi fu un insediamento antico perché gli scavi effettuati nel 1976 ne diedero conferma. Infatti furono portati alla luce diverse abitazioni complete di focolari ed a fianco ad esse furono ritrovate le sepolture con scheletri umani.
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Dove ora sorge il duomo acquavivese, un tempo era probabilmente collocata una chiesa voluta dal feudatario normanno della universitas di Acquaviva Roberto Serguglione. Essa fu costruita tra l'XI e il XIII secolo ed era stata disegnata seguendo i modelli del Romanico pugliese. La concattedrale di Sant'Eustachio Martire — la struttura attuale — fu costruita per volontà di Cesare Lambertini a partire dal 1529, quando era feudatario di Acquaviva Giannantonio Donato Acquaviva d'Aragona. Essa fu consacrata nel 1623 dall'arcivescovo di Bari e Canosa Ascanio Gesualdo.
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Nel Palazzo de Mari era ubicata un'esposizione permanente di reperti archeologici intitolata "Salentino, alle origini della città". La collezione constava di un centinaio di ceramiche di origine apula e peuceta, provenienti dalla zona archeologica di Salentino — reperti databili tra il VI e il III secolo a.C., rinvenuti durante le campagne di scavo effettuate tra il 1976 e il 1979 —, lame e raschiatoi risalenti all'industria litica del Paleolitico superiore dalla grotta di Curtomartino e altri reperti provenienti dalle zone di Ventauro e Baronaggio. Tale mostra è confluita nell'AMA (acronimo di Acquaviva Museo Archeologico), inaugurato nell'ottobre 2020 e situato sempre nel municipio.
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Hanno sede ad Acquaviva delle Fonti: Il Liceo Don Lorenzo Milani, indirizzi Linguistico, Scienze Umane, Economico Sociale, Musicale L'I.I.S.S. Rosa Luxemburg, indirizzi Servizi per la sanità e l'assistenza sociale, Servizi culturali e dello spettacolo, Liceo Artistico con indirizzo Grafico e Multimediale L'I.I.S.S. C. Colamonico - N. Chiarulli, indirizzi Amministrazione Finanza e Marketing, Turismo, Informatica e Telecomunicazioni, Chimica, materiali e biotecnologie, Manutenzione ed Assistenza tecnica, Industria e Artigianato per il Made in Italy.
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La città è nota per la cipolla dolce che cresce sulla sua terra, chiamata cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti. La produzione è molto limitata (circa 200 quintali all'anno) poiché la sua coltivazione utilizza ancora metodi tradizionali e rudimentali per preservarne l'aroma e la fragranza. La cipolla rossa di Acquaviva e il suo famoso "calzone" sono celebrati con due sagre che si tengono alla fine di luglio e a metà ottobre di ogni anno.
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La cittadina sorge ad un'altitudine media di 300 metri sul livello del mare nell'entroterra pugliese, sulla bassa Murgia barese, non distante sia dalla costa adriatica che da quella ionica. Acquaviva deve il suo nome alla grande falda acquifera che scorre nel suo sottosuolo, che si estende dal centro storico fino ai piedi della collina di Salentino. Il piatto paesaggio che si osserva dalle contrade Collone e Monticelli, le zone più alte del territorio, è improvvisamente interrotto da avvallamenti detti lame, ovvero letti di antichi fiumi ormai secchi, modellati dal carsismo. Tipica delle lame è una rigogliosa macchia mediterranea.
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